100mila imprese italiane rischiano il fallimento: l’equivalenza in posti di lavoro è drammatica

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In questi giorni vi sto parlando del tema del rischio #default per quasi 100mila #imprese e l’esplosione del debito finanziario. Stiamo parlando di un rischio di posti di lavoro per circa 831 mila persone, per cui dalla pandemia che abbiamo vissuto rischiamo di entrare nella brace della speculazione per alcuni temi: le guerre alle nostre porte, le scarsità e i costi delle materie prime e i costi energetici alle stelle. Questi tre elementi messi insieme stanno portando circa 100mila imprese italiane a rischio fallimento, dato stimato dal CERVED. Un altro dato importante che merita attenzione: stima quasi 11 miliardi in più di debito a rischio.

Sul fronte dell’esposizione verso istituti di #credito, i debiti finanziari iscritti nei bilanci di imprese a rischio default ammontano a 107 miliardi di euro circa il 10% del totale, in aumento di 11 miliardi rispetto allo scenario precedente prima del conflitto russo-ucraino. In parallelo, sono aumentati di 28 miliardi i debiti finanziari in area di vulnerabilità, raggiungendo un valore di quasi 196 miliardi di euro, circa il 19% del totale.
Cosa sto dicendo? Sto dicendo che circa il 10% delle imprese hanno debiti finanziari per un totale di circa 100 miliardi, anzi oltre 100 miliardi ad altissimo rischio, e invece l’area vulnerabilità è un altro 20%. Ora, se io faccio 20% più 10%, fa circa un 30%. Attenzione: qui parlano tutti solo del #debitopubblico, io come vedete sto parlando delle #aziende. Ebbene, questi sono i temi che dibattono le piccole imprese artigiane, quelle industriali, di servizi e di commercio, del turismo etc.

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Questo è il vero problema italiano: un’impresa su tre quasi, se non cambiamo le regole finanziarie, ha un rischio default più grave per un 10%, vulnerabile per un altro 20%. Si tratta di una situazione nella quale la politica deve immediatamente intervenire a difendere il sistema delle imprese italiane.