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Quarantatré anni fa, un militare sovietico si rifiutò di obbedire a un computer e salvò l’umanità dall’apocalisse #nucleare. Quella storia oggi parla più forte che mai.
Era il 26 settembre 1983. I monitor del sistema di allerta sovietico segnalarono il lancio di cinque missili balistici americani. Il protocollo era chiaro: comunicare l’allarme ai vertici, i quali avrebbero risposto con un contrattacco nucleare. La terza guerra mondiale sarebbe iniziata in pochi minuti.
Stanislav Petrov, tenente colonnello di turno quella notte, non premette il pulsante.
Qualcosa non tornava. Cinque missili soltanto? Gli Stati Uniti ne avrebbero lanciati centinaia. I radar terrestri non confermavano nulla. Il sistema informatico diceva attacco. Il suo ragionamento diceva aspetta. Decise di fidarsi del ragionamento. Era un falso allarme: un’anomalia dei sensori, ingannati dal riflesso solare su alcune nuvole.
#Petrov morì nel 2017. Il mondo che aveva salvato non sapeva nemmeno di dovergli qualcosa.
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