Albanese: “Le sanzioni Usa sono una condanna alla morte civile”

Albanese: “Le sanzioni Usa sono una condanna alla morte civile”

“Non riesco ad aprire un conto bancario. Mia figlia di 13 anni ha avviato l’azione legale contro Trump”

Politica (Roma). Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro Francesca Albanese stanno producendo effetti che vanno ben oltre il piano politico. A denunciarlo è la stessa relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, che a margine di un incontro in Senato ha parlato delle conseguenze concrete delle misure adottate dall’amministrazione americana.

“C’è qualcuno che ha definito le sanzioni statunitensi una condanna alla sparizione civile. È vero, nel senso che fa spavento”, ha affermato Albanese. “Com’è possibile che delle sanzioni americane impediscano a delle banche italiane o europee di aprire un conto bancario alla persona sanzionata, anche quando è un funzionario delle Nazioni Unite oppure un giudice o un procuratore della Corte Penale Internazionale con cittadinanza di uno dei Paesi europei?”.

Secondo la giurista italiana, le ripercussioni investono anche aspetti essenziali della vita quotidiana. “Com’è possibile che un’assicurazione medica si rifiuti di rimborsare le spese mediche perché è collegata ad imprese americane? Quindi c’è una morte civile. Sembra un’iperbole, ma non lo è, perché fondamentalmente chi è sanzionato non è più indipendente”.

Albanese ha spiegato che le difficoltà riguardano anche la gestione della propria famiglia. “Ho due figli minorenni e se fossi da sola non sarei capace di provvedere ad alcuna delle loro spese. Non potrei espletare quasi nessuna delle funzioni che richiede uno strumento finanziario. È gravissimo”.

Per la relatrice ONU la risposta dovrebbe arrivare dall’Unione Europea. “Bisogna fare pressione sull’Unione Europea affinché ponga in essere il blocking statute, lo statuto di blocco dell’effetto delle sanzioni statunitensi in territorio europeo”. Una misura che, secondo Albanese, già esiste ma andrebbe ampliata. “Lo statuto di blocco già c’è, va allargato ai giudici e ai procuratori della Corte Penale Internazionale, a me e alle organizzazioni palestinesi che sono state punite”.

La giurista ha inoltre accusato gli istituti bancari europei di non applicare pienamente le norme comunitarie. “Le banche, nonostante siano obbligate per una direttiva europea ad aprire il conto a chi è cittadino o residente in Europa, non lo fanno. Non lo fanno perché sono tra l’incudine e il martello e rischiano di essere sanzionate dal sistema americano”.

Albanese ha poi raccontato gli sviluppi dell’azione legale avviata contro le sanzioni. “L’azione legale è partita da mia figlia che ha 13 anni. È una bambina di 13 anni che sta cercando di difendere non solo la propria madre, ma il sistema internazionale di giustizia internazionale, perché noi pensiamo che l’atto stesso che ha prodotto le sanzioni nei confronti dei giudici e dei procuratori sia illegale”.

Secondo la relatrice speciale, il primo pronunciamento giudiziario sarebbe stato favorevole ai ricorrenti. “Il giudice si è pronunciato quasi interamente nel merito, dicendo che vinceranno la causa perché sono stati lesi nelle loro libertà fondamentali”. Tuttavia il procedimento è stato temporaneamente bloccato. “C’è una sospensione che è stata provocata dall’intervento dell’amministrazione americana su base d’urgenza. Adesso bisogna continuare l’azione legale. Aspettiamo una nuova pronuncia del giudice”. (Stefano Chianese/alanews)

Trascrizione generata automaticamente

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