CABRAS LANCIA LA SFIDA A DRAGHI ALLA CAMERA ▷ “NO ALLA GUERRA IN NOSTRO NOME, NO A QUESTO GOVERNO!”

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Venti di guerra soffiano anche per l’#Italia? Mentre il drammatico conflitto ucraino vede profilarsi un’escalation della violenza, lo spettro dell’interventismo allarga le sue spire sul Vecchio Continente. L’allarmante chiamata alle armi definisce una degenerazione pericolosa del DNA politico dell’Europa e dell’Italia, la cui costituzione riconosce in modo fermo il ripudio bellico

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Dallo scranno della Camera la denuncia dell’On. #PinoCabras denuncia il nuovo mantra della "guerra totale" e il nuovo spiriti bellico strisciante nell’opinione pubblica: "Lo spettacolo offerto dal sistema politico italiano nonché dal sistema mediatico in questi giorni è, da questo punto di vista, molto preoccupante: pose guerresche, parole intransigenti, semplificazioni brutali, maccartismo, liste di proscrizione, inviti pugnaci alla belligeranza, sottovalutazioni immani dei contraccolpi. La disponibilità a combattere, sì, ma fino alla vita dell’ultimo ucraino. Armiamoci e partite”.

Per Pino Cabras diviene allora fondamentale tornare ai principi del diritto e del ripudio della guerra basandosi sulla costruzione di un nuovo assetto della sicurezza euro-atlantica in grado di superare l’instabilità nata dal crollo dell’URSS: "Abbiamo bisogno di una nuova politica di distensione per l’Europa e questa ci può essere solo sulla base di un’eguale sicurezza per tutti e fra con eguali diritti e rispetto reciproco. La soluzione politica è a portata di mano. Non comporta rese o cedimenti di principio; comporta una generosa negoziazione di un nuovo equilibrio europeo in cui la sicurezza dell’Europa non sia a scapito della Russia e la sicurezza della Federazione russa non sia a scapito dell’Europa."

L’intervento dell’On. Pino Cabras

"Presidente, l’ingresso nelle svolte più drammatiche della storia può dunque avvenire in un modo banale, quasi dalla porta di servizio. L’Italia fornisce armi a un Paese in guerra assieme a tutta l’Unione europea, a sua volta soggetta a una mutazione istituzionale che passa dalla retorica dei 65 anni di pace alla nuova genetica di un’istituzione votata alla guerra. Il Ministro dell’Economia e delle finanze del Paese che ha la Presidenza di turno dell’Unione europea, il francese Le Maire, dice che faremo una guerra economica e finanziaria totale contro la Russia. “Guerra totale”: la locuzione descrive una guerra in cui gli Stati usano la totalità delle loro risorse allo scopo di distruggere l’abilità di un altro Paese di reggere la guerra.

È un modo di combattere che coinvolge l’intera popolazione civile, ha come unica misura la rovina completa, innesca un meccanismo incontrollabile ed estremo di rappresaglie e ritorsioni che potenzialmente portano alla mutua distruzione assicurata. Siccome viviamo in un mondo che ha attraversato la soglia di Hiroshima, cioè la porta che rende possibile all’umanità la sua autodistruzione, non misuriamo più le guerre con le vecchie categorie. Prima di Hiroshima, la specie umana era il dato da cui partire, oggi, la specie umana è solo un possibile, nel senso che il suo spazio è quello della pura contingenza, circoscritta per intero dal potere delle scelte umane. La nostra specie sperimenta questa sua nuova condizione come quotidiana possibilità di morte totale. Questo rischio è stato ben presente nella mente e nel cuore delle generazioni che hanno vissuto la Guerra fredda prima del collasso dell’Unione Sovietica. La fine dell’URSS ha, invece, illuso una nuova generazione di politici sul fatto che lo spazio della razionalità politica potesse fare a meno di considerare l’orizzonte nucleare"

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