“Cancellare Marconi”: la follia nichilista si consuma a Cardiff, va in scena lo zenit dell’assurdo

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La ‘subcultura della cancellazione’ o #Cancelculture, che dir si voglia secondo il lessico #smart dei mercati, ha celebrato in questi giorni il suo ennesimo successo. Dico ennesimo dacché ormai è una tendenza da tempo affermata quella per cui la subcultura della cancellazione impone sé stessa e lo fa nel modo che più le è proprio: quello della #distruzione, dell’annichilimento delle vestigia del nostro passato. Siano esse delle statue, monumenti o magari anche le opere d’arte, che sono giudicate non all’altezza di un presente che pretende di essere il punto più alto della storia umana, nonché il solo titolato a giudicarla nella sua interezza. E così, sotto i colpi della subcultura della cancellazione, prevale il nulla a ogni latitudine. La cultura nientificatrice che distrugge tutto pensando che ciò significhi riportare alla giustizia storica.

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Così è accaduto in concreto questi giorni: a #Cardiff è stato annullato il progetto di una costruzione di una statua dedicata al nostro Guglielmo #Marconi. Ebbene sì, motivo? Marconi era fascista, dunque occorre impedire la creazione di una statua a lui dedicata. Per gli acefali alfieri della subcultura della cancellazione, poco conta la grandezza di Marconi, cosa egli realmente fece e in cosa si distinse. No, per gli alfieri cinici e spietati della subcultura della cancellazione conta soltanto il fatto che Marconi ebbe la tessera del Partito. In quanto fascista, non merita se non di essere rimosso dalla storia. Cancellato, senza pietà.

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