Cinema, Pif torna nelle sale: “Oggi sono un agnostico più consapevole”
Il nuovo film è un omaggio a Papa Francesco: “Mi avrebbe fatto una battuta cattivissima”. Italia senza Mondiali? “Calcio va oltre i soldi”
Spettacolo (Milano). A partire dal 2 aprile arriva nelle sale ‘…che Dio perdona a tutti’, il nuovo film di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, impegnato nella triplice veste di regista, sceneggiatore (insieme a Michele Astori) e attore protagonista.
Tratto dall’omonimo romanzo dell’autore palermitano, ‘…che Dio perdona a tutti’ racconta la storia di Arturo, interpretato dallo stesso Pif, la cui vita cambia dopo l’incontro con Flora, interpretata da Giusy Buscemi.
In occasione dell’uscita del film, nella serata di giovedì Pif e Giusy Buscemi hanno salutato i primi spettatori al cinema Colosseo di Milano, in viale Monte Nero.
Tra i protagonisti del film anche il papa, figura ispirata a Papa Francesco, al quale Pif ha raccontato personalmente di essersi ispirato per la scrittura del libro. “Anche se non è scritto, è chiaramente dedicato a Papa Francesco. Cosa mi avrebbe detto se avesse visto il film? Probabilmente non lo avrebbe neanche visto e mi avrebbe fatto una battuta cattivissima a cui sarei rimasto malissimo e non mi sarei neanche potuto arrabbiare”, ha spiegato l’attore, sottolineando come la semplicità del Pontefice lo abbia avvicinato a una riflessione più profonda sulla propria spiritualità: “Quella sua semplicità l’ho sempre vissuta come ‘siamo uguali, siamo alla pari'”. Il percorso artistico coincide con una riflessione personale di Pif sul proprio rapporto con il cattolicesimo, definendosi oggi un “agnostico più consapevole”. E ha aggiunto: “È stato difficile per me realizzare che nella pratica non ero poi così cattolico. Soprattutto per la mia generazione dire ‘non sono più cattolico’ è come dire ‘non mi piacciono gli spaghetti'”.
Per Giusy Buscemi, alla sua prima esperienza in una commedia romantica, il lavoro sul personaggio è partito dal romanzo: “Flora è una donna che vive in Sicilia e ha questo retaggio culturale e religioso. Mi sono lasciata portare da Pif che aveva le idee chiare su tutto”.
A fare da sfondo alla storia anche il calcio, con il protagonista Arturo che indossa la maglia della Nazionale durante gli allenamenti. A pochi giorni dalla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, Pif ha commentato con un pizzico di amarezza: “Io avevo dieci anni durante la finale del 1982 e per la prima volta realizzai che esistevano i Mondiali, me lo ricordo così bene che l’ho inserito in un film. Ecco, quando manchiamo un Mondiale togliamo una cornice di ricordi a più generazioni. Capisco che i problemi sono altri, ma bisogna ricordare ai calciatori e al sistema calcio italiano che il calcio ha un valore sociale, non ci sono solo i soldi”. (Nicoletta Totaro/alanews)
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Grazie per essere venuti siete i primi spettatori avrebbe detto oggi Papa Francesco rovente non l’avrebbe visto perché mi sembra capire che questa cosa non le fa proprio piacere in senso non non amavo questa questo spesso Poi portava anche i concerti in Vaticano dicendo non sono un signorotto non so non sono un re però certo Questa è la domanda domanda è un film che alla fine abbiamo cominciato a scrivere che lui ancora vivo e poi diventato con un omaggio con qualche battuta ironica ma probabilmente io ci sarei rimasto malissimo ma non avrei potuto arrabbiare mi sarei dovuto arrabbiare quella sua semplicità che irritava tantissimo spesso molti cattolici Invece a me mi avvii Brava dice Io l’ho sempre vissuta e quella quella semplicità come dire Siamo uguali siamo alla pari le mie preghiere valgono quanto le tue che che una cosa che non credo nessuno papà mi ha detto io sono partito dal mio dalla mia situazione di Fede dalla mia dal fatto di essere stato cattolico definirmi quantomeno cattolico e poi realizzare che cattolico cattolico poi nella pratica non lo ero e quindi perché devo continuare però è una cosa che è che è stato un passaggio importante perché è come dire non mi piace più di spaghetti non mi piace più una mamma sanitaria dire non sono più cattolico soprattutto per la mia generazione è tanta roba Questa me la vendo Sì nel senso Sì poi un agnostico rimane un agnostico però credo che proprio la missione della gnostico sia quello di della ricerca cinema Veramente sono partita dal libro di Pif cercando di capire il punto di vista di Flora è quello che lui voleva raccontare di una donna che vive in Sicilia a questo retaggio che si è di Fede ma anche culturale verso legato ad un certo modo di vivere poi l’altro il cristianesimo nel proprio paese poi ci sto un po’ tutto il lavoro che riguarda il mondo della pasticceria e mondo della sensualità della passionalità di Flora quindi sono stati un po’ questi gli elementi che abbiamo visto insieme e poi mi sono lasciata

