Crans-Montana, i genitori di Leonardo Bove: “Lo abbiamo trovato all’ultimo test del Dna”

Crans-Montana, i genitori di Leonardo Bove: “Lo abbiamo trovato all’ultimo test del Dna”

“Dopo tre giorni di ricerche, Leo era ancora tra i ragazzi da identificare. Quando ci hanno detto che era vivo, siamo esplosi di gioia, ma nell’altra stanza c’era la famiglia di Achille”

Cronaca (Milano). “Quando mi sono svegliato vedevo la strada, ero di spalle rispetto al locale”. È il ricordo di Leonardo Bove, 16enne milanese che la notte di Capodanno si trovava a Crans-Montana con alcuni compagni di classe, Francesca, Kean e Sofia, quando è divampato l’incendio nel locale ‘Le Costellation’. Cercando di raggiungere l’uscita, Leonardo è svenuto sull’ultimo gradino: “Mi hanno portato al bar insieme agli altri. Lì sono arrivati i soccorritori e io ero in fondo, quindi sono stato l’ultimo a essere preso e portato in banca, dove mi hanno dato l’ossigeno. Poi mi hanno trasportato in ambulanza e portato in questo tendone dove sono entrato in coma e mi sono risvegliato in Italia”, ha raccontato Bove, dimesso dall’ospedale Niguarda dopo sette mesi.
A Milano, intanto, i genitori di Leonardo, Gabriele e Loretta hanno saputo dell’incendio da una telefonata della madre di Kean e sono partiti immediatamente per la Svizzera: “Quando siamo arrivati a Crans-Montana la mattina del primo gennaio nessuno sapeva dove fosse nostro figlio. La mamma di Sofia e i fratelli ci dissero di averlo visto, ma poi non abbiamo saputo più nulla per giorni. Vengono i brividi a dirlo, ma abbiamo subito pensato che Leonardo non ci fosse più. Ci siamo detti: ‘se l’hanno visto, sarà in qualche ospedale qui vicino’. Abbiamo chiesto aiuto ai primari di Milano per contattare tutti gli ospedali, dalla Svizzera alla Germania, alla Francia. Niente. Leonardo non aveva i documenti e solo dopo abbiamo scoperto che negli ospedali era conosciuto con il nome ‘Helsinki’. Solo un test del Dna avrebbe potuto identificarlo, ma non era così facile svolgerlo perché i ragazzi erano tutti intubati e non c’era salivazione”. Poi, alle 22.30 del 3 gennaio, la console generale d’Italia a Ginevra Nicoletta Piccirillo e l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado hanno comunicato a Gabriele e Loretta che Leonardo era vivo. “Erano rimaste tre famiglie in cerca dei loro figli e due ragazzi feriti ancora da identificare, un maschio e una femmina, quindi uno per forza era morto. Quando ci hanno detto che Leonardo era vivo, abbiamo festeggiato ovviamente, ma in un’altra stanza vedevamo la famiglia di Achille Barosi. Sono andato dal padre a chiedere scusa perché ho gioito. In quel momento, la gioia ti fa esplodere, ma mi sono immedesimato subito in lui perché se il mio è vivo, il tuo non c’è più”, ha raccontato il padre Gabriele. (Nicoletta Totaro/alanews)

Trascrizione generata automaticamente

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