Cremonini: «Giorgia Cardinaletti? La nostra storia non c’è più, ora sono innamorato»

Cesare Cremonini, perché Lucio Dalla chiamava sua madre?
«Le chiedeva: signora, come mai non posso essere amico di suo figlio?».

Finché…
«Gli telefonai io, qualche anno prima che morisse: voglio prendere un caffè da te. E lui: vieni, sono con De Gregori. Andai a casa sua, ricordo che sull’ascensore intravedevo la collezione d’arte di Lucio, più salivo e più aumentava, fra coccodrilli e maschere africane. Arrivai all’ultimo piano, dove c’era un terrazzino, parlammo tutti e tre di “Com’è profondo il mare”. Poi, in salotto, mi fece suonare il suo pianoforte, uno Steinway antichissimo. Sul pianoforte c’era un foglio con su scritto a mano: “Vorrei essere una rondine…”. Un appunto rimasto lì dove era stato pensato».

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