Elezioni Israele, Albanese: “Un cambio di governo non migliorerebbe la situazione palestinese”

Elezioni Israele, Albanese: “Un cambio di governo non migliorerebbe la situazione palestinese”

«Le sale attonite dopo Naza mi fanno pensare che non si fosse capito fino in fondo cosa stesse succedendo»

Cronaca (Milano). Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, si è espressa questa sera, a margine di un intervento al Csa Lambretta a Milano, riguardo alle imminenti elezioni a Israele, dichiarando: “Un cambiamento in meglio non è proprio immaginabile in questo momento e lo dicono i sondaggi che rivelano quali sono le preferenze della maggior parte della società israeliana.
È vero che all’interno della società israeliana c’è una parte dissenziente contro l’apartheid, contro il genocidio, contro l’occupazione illegale, però è una parte estremamente minoritaria. Lo era già prima dell’ottobre 2023 e si è assottigliata ancora di più. Si vede dalla reazione a un documentario come Naza, che non fa che dare la parola agli esecutori materiali del genocidio e contro i registi di quel documentario si è scagliata la società, non solo il governo.
Quindi non mi aspetto grandi cambiamenti. Potrebbe esserci un cambio di governo, ma, ripeto, è speculazione, che porterà non miglioramenti per la situazione palestinese, ma fornirà maggiori alibi se dovesse esserci qualcuno meno estremista di Ben-Gvir o di Smotrich, che non immagino sia possibile.
Probabilmente sarà più facile per i governi occidentali continuare a normalizzare i crimini di Israele, però serve un cambio radicale e trasversale dall’interno e dall’esterno di Israele, perché cambino le cose per il popolo palestinese”. Sul ruolo della cultura, e dell’impatto di film come The Bibi Files e Naza, Albanese ha dichiarato: “Non so se abbiano già smosso qualcosa nella coscienza comune. Diciamo che le sale attonite, dopo aver visto Nasa, mi fanno pensare che non si fosse capito fino in fondo che cosa stesse succedendo.
Io voglio far notare che il contenuto di Naza era già accessibile a tutti nel dicembre del 2023, perché risale a dicembre 2023 la prima denuncia di Yuval Abraham, che dopo mille giorni di quello ha dovuto produrre un documentario per far capire alla società israeliana che cosa stesse succedendo.
Però anche a noi, alla fine, perché questo svela anche la profondità e lo spessore del nostro orientalismo. Abbiamo una lente un po’ razzista, nel senso che finché non lo dicono gli israeliani non deve essere vero fino in fondo.
Perché le stesse cose che Naza dice, io le ho denunciate nel mio primo rapporto, Anatomia di un genocidio. Come facevo a saperlo? Perché per cinque mesi ho contato i morti. Israele ha utilizzato l’equivalente di sei bombe nucleari, sei Hiroshima, in una striscia di terra di 365 km² in cui vivevano intrappolate e non potevano neanche scappare 2 milioni e 300 mila persone.
Nei primi mesi venivano ammazzate 150 persone in media al giorno e da sempre sono stati il 75% donne e bambini. Quindi si sa perfettamente che cosa Israele ha fatto.
È un genocidio ed è gravissimo che ancora non si fermi” ha concluso Albanese. (Alessia Arrigo/alanews)

Trascrizione generata automaticamente

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