Flotilla, parlano gli attivisti rientrati: “Siamo stati in un campo di concentramento”
Salvetti: ‘Mentre in un regime carcerario duro sai quali sono i tuoi diritti, lì no”
Cronaca (Campi Bisenzio). “Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo: non è un termine che usiamo con leggerezza, ma dal momento in cui una persona ti punta un mitra e ti sequestra portandoti in un luogo in cui non hai nessun diritto. In un regime carcerario duro sai quali sono i tuoi diritti. Noi in quel momento non eravamo coperti da nessuna convenzione internazionale, non sapevamo da quali diritti eravamo coperti. Eravamo persone senza documenti a cui era stato dato un numero, dentro a dei container circondati dal filo spinato in mezzo al Mediterraneo, senza acqua, cibo o una toilette, con persone che ci sparavano addosso”. Lo raccontano Dario Salvetti e Antonella Bundu, attivisti fiorentini della Flotilla appena rientrati da Israele, dentro l’ex Gkn a Campi Bisenzio in una conferenza stampa, convocata questa mattina per raccontare la loro esperienza. “Qualsiasi cosa abbiamo vissuto – hanno aggiunto – è nulla rispetto a quello che vivono ogni giorno i palestinesi, e noi abbiamo vissuto tutto questo nel privilegio di sapere che prima o poi sarebbe finito”. “Abbiamo saputo che c’è stata indignazione per le immagini di Ben Gvir, dei prigionieri sequestrati e seduti per terra ma è stato uno dei momenti più leggeri – hanno spiegato ancora -. Qualsiasi spostamento facessimo eravamo sempre ammanettati con delle fascette e sempre con la testa abbassata. A volte ti tenevano la testa così in basso che non riuscivi a camminare. Ognuno di noi ha vissuto cose simili ma diverse, ognuno di noi è stato torturato in maniera diversa. Sappiamo dell’uso di taser su persone bagnate, al collo o sui genitali, sappiamo di molestie sessuali, che hanno sparato sulle persone con dei pallini. Abbiamo visto gente implorare per allargare le fascette perché avevano le mani che stavano sanguinando. Ci hanno sparato con il cannone ad acqua un liquido giallo per spingerci nei container con il filo spinato. Poi ti riprendono in video e sono fieri di questo. In continuazione risuonava l’inno di Israele”. E ancora, “nella prima parte ci hanno maltratto e nella seconda ci hanno torturato perché fossimo noi a chiedere di andare via, così che loro potessero avere una copertura legale per non ammettere di averci rapiti”. Per Salvetti e Bundu, quanto ci è avvenuto “era tutto rivolto al loro interno, per parlare al loro paese, una narrazione per la società distopica che c’è in Israele. Sono loro che hanno trasformato la flotilla in una forza all’interno della geopolitica mondiale”. (Emanuele De Lucia/alanews)
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ci abbiamo pensato prima di usare questa parola perché sappiamo Comunque è un’immagine forte ma nessun altra parola può descrivere quello che hanno fatto cioè fucili puntati vagoni torture filo spinato spari cane catene tutto Ricorda se uno deve pensare a quello che erano i campi di concentramento e non arriva fino ai forni crematori assolutamente dunque non nessuno lì dentro è stato ucciso fra i palestinesi forse è Sicuramente sì Però l’impianto è ricorda assolutamente quello cioè l’impianto per far capire anche solo per riuscire a che ora quando spiega mo secondo me non si riesce a capire perché se veramente c’è l’indignazione per una persona messa in una posizione comunque di stress una posizione dopo dopo dopo alcune ore È vero che ci stai male ti ho detto gente sveniva e tutto quanto ma se c’è l’indignazione per quello cerchiamo di far capire veramente che cos’era quella cosa che galleggiava nel Mediterraneo eravamo tutti a conoscenza di quello Ma forse non si riesce a capire Forse si usa questa immagine che è proprio quella arriva usiamo il termine campo di concentramento Perché nel momento in cui arriva una persona ti punto un mitra e ti sequestra che ti porto in un luogo dove non hai nessun diritto cioè un regime carcerario duro è un regime Dov’è sai quali sono i tuoi diritti e doveri duri sbagliati poi li discuti li puoi cambiare non con lui coperti da una sulla convenzione del prigioniero internazionale non sapevamo Qual è il diritto che ci stava coprendo eravamo delle persone con un braccialetto numero in un container filo spinato in mezzo al Mediterraneo senza nessun diritto all’acqua alla toilette eccetera e con persone che sparano addosso il tecnicamente ci abbiamo pensato non troviamo altra definizione Cioè quel momento non eravamo più individui Non sapevamo nemmeno chi sapeva dov’era niente

