Hydra, Scarface è il primo pentito in aula bunker: “Operavo in Lombardia con uno schema a brucio”
Coperto da un paravento, William Cerbo ha testimoniato per oltre quattro ore davanti ai pm. Avv. Magnoni (Libera): “Conferma dall’interno le indagini della Procura”
Cronaca (Milano). Nell’aula bunker del carcere milanese di San Vittore prosegue il maxi processo Hydra, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che punta a far luce su un presunto sistema mafioso lombardo e vede imputati 45 presunti appartenenti a Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra. Nella giornata di giovedì 9 luglio, i pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane hanno ascoltato per oltre quattro ore il collaboratore di giustizia William Alfonso Cerbo, detto ‘Scarface’. Protetto da un paravento, il pentito ha ripercorso la propria esperienza criminale con il clan Mazzei di Catania e con altri gruppi mafiosi.
Nel corso della deposizione, Cerbo ha ricostruito le attività svolte in Sicilia, dalla gestione di discoteche e stabilimenti balneari, alcune brevi operazioni a Roma e le precedenti detenzioni, fino agli affari in Lombardia nella vendita di materiale edile tra Milano, Paderno Dugnano, Busto Arsizio e altri comuni limitrofi. Rispondendo alle domande dei magistrati, il pentito ha spiegato il meccanismo con cui operava: “Ho sempre visto Legnano, Busto Arsizio, gruppo Mattarella e gruppo di Nicastro come un’unica cosa. A febbraio 2019 mi sono trasferito a Corsico. Ho fatto una società appresso all’altra perché operavo con uno schema ‘a brucio’, aprendo e chiudendo attività molto velocemente. Le mie operazioni duravano al massimo cinque o sei mesi”.
A margine dell’udienza, l’avvocato dell’associazione antimafia Libera, Francesco Magnoni, ha evidenziato la rilevanza delle dichiarazioni rese da Cerbo: “Ha raccontato che esiste uno scambio di rapporti criminali: per evitare di essere individuati sul territorio, i gruppi di fuoco dei napoletani vengono mandati a gestire la guerra tra clan a Catania e viceversa. E questo succede anche per determinate operazioni criminali, per esempio, dopo una truffa che Cerbo subisce, viene mandata una delegazione per gestire il recupero della somma a Napoli su autorizzazione di Nuccio Mazzei. Nel processo attuale, Cerbo ha riconosciuto anche i reati per cui è stato condannato nel processo ‘Scarface’ e che nella sentenza definitiva erano stati scollegati dall’associazione mafiosa. Adesso ha affermato di aver commesso tutti quei reati finanziari per favorire il clan Mazzei e all’inizio della sua collaborazione ha riconosciuto di far parte del sistema mafioso lombardo, dando riconoscimento dall’interno di quanto la Procura ha accertato attraverso un’attività di indagine molto precisa”. (Nicoletta Totaro/alanews)
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