Il vero “green” non è quello che vogliono imporci i burocrati europei, è quello dei nostri contadini

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Ad oggi, quando si parla di ambiente, sarebbe opportuno parlare di questo anche da un punto di vista educativo, poiché ne implica una visione morale implicata sul senso di responsabilità. Però, come avviene la maggior parte delle volte che i politici prendono in mano un qualche cosa l’idea viene trasformata in ideologia. Quando l’Europa parla, per esempio, di case green è opportuno storcere il naso e porsi alcune domande: ma da dove arrivano questi soldi? Come le fasce più povere della popolazione potranno sostenere le spese di adeguamento delle case? Tra l’altro, essendo il territorio italiano a rischio sismico, chi si farà carico degli oneri per la messa in sicurezza dei territori? Dato che stiamo parlando di spese enormi, negli ultimi vent’anni l’Unione Europea ha imposto una serie di politiche agli Stati membri senza tenere conto delle specificità legate alle nostre società e alla nostra economia, che, come ben sappiamo, varia da regione a regione italiana.

Lo scenario economico che stiamo vivendo, fatto di rincari del carburante, rincari dell’energia, rincari delle materie prime, dei generi alimentari fa sì che oltre a parlare di case o di green in generale, non è avvertito da tutti come una priorità il tema ambientale. Considerando che questa direttiva pesa all’incirca 40 miliardi all’anno la politica italiana del governo Meloni, a mio parere, dovrebbe fare sentire, e finora non l’ha fatto, le reali necessità di questo Paese senza farsi imporre delle politiche pazze finalizzate a fare quello che vuole l’Europa, perché sono nostri soldi, non loro.

Questa è la mia opinione in merito al green. Potete dire che sono un antiquato, che non ho cura l’ambiente eccetera eccetera. Io vengo da territori agricoli, ho una tradizione familiare agricola come tanti di noi e ricordo bene le campagne dei miei territori e la cura che i contadini avevano. Quello per me era il vero green, non questo green burocratico da gente con le parrucche e coetanei che seduti in qualche oscuro ufficio di Bruxelles, decidono sulla nostra sesso, sulla nostra sorte e sulla nostra testa come noi dobbiamo spendere i nostri soldi. Io ho scritto dei libri, come sapete anche sulla sovranità monetaria non ne faccio più pubblicità, ma sapete dove potete trovarli in libreria? Noi l’abbiamo persa e non è un fatto teorico, è il diritto di spendere i nostri soldi come vogliamo.

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