La lotta dei disoccupati organizzati sta scuotendo la città di Napoli da diverse settimane, arrivando anche alle cronache nazionali dopo la contestazione ai leader del centro sinistra avvenuta a Piazza del Gesù durante il comizio del campo largo. Più che disoccupati, queste 1.200 persone, erano “quasi ex” disoccupati. Per loro infatti, dopo anni di lotte e di rinvii, doveva iniziare il percorso di tirocinio formativo finalizzato al lavoro lo scorso 1°luglio, ma il Ministero del lavoro ha bloccato tutto. Comune e governo si rimpallano le responsabilità mentre il futuro di queste persone sembra preso in ostaggio. La loro composizione rappresenterebbe la base di riferimento a cui la politica dovrebbe guardare con interesse e priorità: giovani raider, lavoratrici della ristorazione, cameriere nei b&b, ex operai licenziati ed espulsi dal mercato del lavoro, ex artigiani costretti alla chiusura, idraulici, falegnami. Grazie al percorso dei tirocini finalizzati al lavoro avrebbero potuto finalmente dire addio al lavoro in nero ed allo sfruttamento, ma ogni si ritrovano in un limbo indefinito. “Errori procedurali e burocratici” fa sapere il sottosegretario Durigon, della Lega, che insieme al Comune di Napoli, Città Metropolitana e poi, successivamente, Regione Campania, avevano sottoscritto l’accordo con i corsi che sarebbero già dovuti partire all’inizio dell’anno. Abbiamo incontrato Eddy Sorge, portavoce del Movimento dei disoccupati “7 Novembre”, tra i protagonisti delle lotte di questi anni e, ovviamente, di questi giorni.

