La prigione perfetta: la pestilenza nella visione di Michel Foucault.

La pestilenza veniva impiegata come simulazione delle perfette condizioni di controllo e di potere, lo stato di emergenza epidemico consentiva da una parte l’applicazione di leggi severe e il controllo capillare dei comportamenti.
All’interno della pestilenza si poteva anche individuare la figura del "lebbroso", prototipo del nemico pubblico da isolare per il bene collettivo e quindi archetipo del carcerato.
A sua volta il carcere avrebbe trovato la sua espressione più perfetta nel "Panopticon" ideato per la prima volta dal filosofo inglese Jeremy Bentham, nel quale si cambia l’immagine della cella buia dove il detenuto viene dimenticato in disparte e si inaugura quella del carceriere che ha continuamente il proprio sguardo posato sul carcerato.
Nel Panopticon il controllato interiorizza o sguardo del controllore e si auto controlla. Oggi con la situazione pandemica si uniscono le condizioni di pestilenza e quella di un Panopticon elettronico efficace come nessun precedente avrebbe potuto essere, la prigione perfetta.