Lavoro e inclusione, a Milano apre Bar Bip: “Puntiamo a trasformare i tirocini in assunzioni”

Lavoro e inclusione, a Milano apre Bar Bip: “Puntiamo a trasformare i tirocini in assunzioni”

Frutto di un progetto della parrocchia di via Solari, il locale offre opportunità a giovani con disabilità: “Per anni senza lavoro, qui le nostre capacità valgono”

Cronaca (Milano). “Niente categorie, niente filtri, solo persone”. È la scritta al neon che accoglie chi entra al Bar Bip, il nuovo locale nato dall’idea di un gruppo della parrocchia Santa Maria del Rosario di via Solari, a Milano. Qui il bancone diventa un luogo di incontro, autonomia e inclusione per ragazzi con disabilità. Il progetto prende forma da una storia di amicizia iniziata oltre quarant’anni fa, quando Roberto e Marco si conobbero in oratorio. Da quell’incontro è nato il Gruppo Bip, che oggi segue una ventina di ragazzi con disabilità e ha dato vita a una cooperativa sociale di tipo B con undici lavoratori con disabilità e circa quaranta volontari. Tre anni fa Roberto D’Ambrosio, insieme ad Ambra Trussardi e ai parrocchiani Enrico Varenna e Antonio De Franciscis, ha deciso di trasformare quell’esperienza in un’opportunità concreta di lavoro. Dopo una lunga raccolta fondi per la ristrutturazione dei locali e il sostegno di privati e finanziamenti europei tramite il Comune di Milano, a maggio 2026 il bar ha finalmente aperto le porte con il nome ‘Bip’ che richiama il suono della censura e il motto ‘Togli l’asterisco. Guarda davvero’.
“Il Bar Bip nasce dall’esigenza di fare qualcosa di più perché i nostri ragazzi iniziano a entrare in un’età adulta e hanno bisogno di una stabilità economica. Si tende sempre a nascondere la disabilità dietro qualcosa di più grande o dietro una parola e per noi questa parola semplicemente non esiste. Ognuno dei nostri ragazzi è diverso ed è bello viverli così come sono senza doverli racchiudere per forza dentro categorie che non rispettano nessuno”, ha raccontato Alessandro Luciani, coordinatore del progetto con alle spalle undici anni nella ristorazione.
Oggi il team è composto da due professionisti della ristorazione affiancati da undici lavoratori con disabilità: sei tirocinanti, due dipendenti già assunti dalla cooperativa e tre soci volontari che prestano servizio nel tempo libero. Ambra Trussardi ha spiegato: “Realtà come PizzAut di Nico Acampora ci hanno aperto la strada. Abbiamo voluto creare un locale bello e accogliente, capace di competere con i bar della zona”. L’obiettivo della cooperativa è anche quello di trasformare i tirocini in assunzioni a tempo indeterminato: “Molti dei nostri ragazzi non avevano mai avuto un’opportunità lavorativa. Per l’80% di loro è il primo stipendio. C’è molta richiesta da parte di giovani con disabilità di attivare un tirocinio”, ha continuato Trussardi.
A raccontare cosa significhi tutto questo sono soprattutto i ragazzi. Diana, 23 anni, studentessa di medicina: “Questo lavoro mi permette di provare soddisfazione in un contesto in cui vengono valorizzate le mie capacità e riesco a trovare una pausa dallo studio”. Ginevra, 31 anni: “Lavorare mi dà gioia”. Christian, 25 anni: “È stata una bella sorpresa trovare un lavoro in un ambiente come questo. Ho inviato diverse candidature ma mi hanno sempre rifiutato ovunque. Ora, sapere che c’è ancora gente che pensa che noi possiamo dare un contributo alla società o anche alle nostre famiglie per me è una gioia immensa”. (Nicoletta Totaro/alanews)

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si tende sempre a nascondere la disabilità dietro qualcosa di più grande o dietro una parola e noi Per me questa parola se non esiste e quindi mangi chiuso di voler togliere questa se riesco quindi sì lo so sembra un asterisco ma il nostro motto è di togliere questo se riesco perché non non c’è niente di più bello di stare coi nostri ragazzi e di viverli così come sono Senza doversi racchiudere per forza dentro delle categorie che non che non rispettano nessuno abbiamo pensato a come poter dare una vita economica i nostri ragazzi e la risposta è stata al bar bip Quindi abbiamo deciso di aprire un bar e per dare la possibilità ai ragazzi di X per l’ottanta per cento dei nostri Caduti per la prima volta avere il proprio stipendio avere i propri soldi e dare un aiuto sia loro che alle loro famiglie era l’ingresso in questo con questo tipo di mondo è una realtà bella Così abbiamo modo la gente di conoscere questa realtà e conosce quanto i nostri ragazzi Possono se guidati arrivare a esprimersi come possono esprimersi da loro meglio in realtà compresa pizzaut sono state d’ispirazione ovviamente non si può dire di no e ci hanno aperto un po’ la strada un’altra serie di realtà similari finanziamenti dei contributi a fondo perduto sia da parte dell’Unione Europea tramite di Milano che da parte di altre fondazioni e di conoscere di contributi liberali da privati ci hanno permesso di arrivare a ad aprire solo questo locale con un contributo con un

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