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Sul sito ufficiale l’organizzazione parla di un lavoro di realizzazione e “orgoglio del proprio territorio” e della possibilità di diventare “parte della storia”. A carico dei partecipanti restano viaggio, eventuale alloggio e ogni altra spesa personale; tutto per un evento capace di muovere cifre da capogiro e di attirare la ricchezza di mezzo mondo.
C’è di più, perché lo Stato ha investito circa 1,5 miliardi di euro per la riuscita dell’evento sul territorio napoletano, tutto a fronte di un ritorno di appena 50 milioni di euro versati agli enti locali dagli organizzatori. Il denaro pubblico, insomma, viene garantito a profusione, quello privato viene elargito col contagocce, considerando che la sola iscrizione del team ha un costo di alcuni milioni di euro.
Suona allora ancor più beffardo leggere l’avviso ai potenziali volontari.
Si parla con una patina di entusiasmo di «scoprire il volontariato per la prima volta», di «contribuire alla storia». Si incoraggiano «persone con abilità diverse» e chi «è nuovo al volontariato», questo perché il volontario è «componente essenziale per il successo dell’evento».
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