«Non mi piace particolarmente parlare di problemi intimi di salute, ma credo di doverlo fare. Siamo onesti. Noi uomini non siamo bravi a parlare di salute. Tendiamo a prendere tempo». Lo conosciamo come l’ex primo ministro che ha indotto il referendum e spianato la strada per la Brexit, o il ministro degli Esteri richiamato in servizio da Rishi Sunak per ristabilire la reputazione del Regno Unito in campo internazionale: David Cameron, 59 anni, è ora anche portavoce di una campagna che chiede l’introduzione di un programma di prevenzione e screening per il cancro alla prostata.
L’attenzione pubblica per una forma tumorale che ogni anno fa 12mila vittime nel Regno Unito era aumentata vorticosamente dopo l’intervento di re Carlo, che nel gennaio 2024 aveva rivelato di essersi sottoposto a una procedura correttiva per un ingrossamento della prostata. Il suo candore su un problema che accomuna milioni di uomini, nonché l’invito a sottoporsi ai controlli avevano portato a un’impennata nei contatti sul sito del sistema sanitario. Da allora diversi personaggi del mondo culturale e sportivo hanno parlato della malattia con l’obiettivo di spingere più uomini a fare le analisi e auspicare sia adottato lo screening dai 50 anni in su.


