L’UE studia la nuova mossa per entrare ufficialmente in guerra con la Russia

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L’Unione Europea sta accelerando per fare entrare l’Ucraina nella propria struttura tecnocratica. I caporioni delle brume di Bruxelles, gli euroinomani del tempio vuoto che santifica il turbo capitale finanziario, vogliono a tutti i costi che Kiev entri a far parte dell’Unione. Quella stessa Kiev guidata da Zelensky, il guitto di professione, l’attore Nato, prodotto in vitro di Washington — se non direttamente di Hollywood.

Questa mossa equivale, da qualsiasi parte la si guardi, a buttare benzina sul fuoco. Se la guerra d’Ucraina è divampata per via dell’allargamento sciagurato dell’Occidente sotto cupola atlantista negli spazi dell’ex Unione Sovietica, fare entrare l’#Ucraina nell’#UnioneEuropea non significa nient’altro che intensificare le cause stesse del conflitto. Ne deriva la situazione paradossale di un’istituzione che per un verso dichiara di volere la pace e la fine delle ostilità, e per un altro verso lavora alacremente affinché il conflitto prosegua e anzi si allarghi. L’Unione Europea dice di volere la pace e intanto si adopera attivamente per la guerra.

Il sillogismo che nessuno vuole pronunciare

Per chi volesse ragionare con la precisione quasi sillogistica di Aristotele, il ragionamento è di una semplicità disarmante: l’Ucraina è in guerra con la Russia; l’Ucraina entra nell’Unione Europea; dunque l’Unione Europea si trova essa stessa in guerra con la Russia. Forse è proprio in questa sequenza logica elementare che acquistano un più preciso significato le oscene piazze a favore degli armamenti dei mesi scorsi, e le sciagurate politiche del cosiddetto Rearm Europe voluto dagli stessi euroinomani delle brume di Bruxelles. Non v’è dubbio: gli amministratori di quella gabbia tecnocratica e repressiva pudicamente chiamata Unione Europea — treno in corsa verso l’abisso — vogliono a tutti i costi trascinarci in guerra e condurci nel baratro.

Tajani e il diritto internazionale “fino a un certo punto”

Rispetto a questo quadro terrifico e orrendo ha preso posizione anche la nostra sventurata Italia, per bocca del ministro Tajani — colui il quale, come senz’altro non si sarà dimenticato, ebbe il coraggio di dichiarare pubblicamente che il diritto internazionale conta sì, ma fino a un certo punto. Come era ampiamente prevedibile, il prode Tajani si è detto favorevole alla scelta surreale di fare entrare Kiev nell’Unione Europea. Una posizione che non sorprende, ma che conferma il quadro: chi governa oggi non ha né la lucidità per leggere la realtà né il coraggio per nominarla.
La situazione odierna è tragica. Senza tuttavia riuscire, in alcun modo, a essere seria.

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