NESSUNO CREDE PIÙ ALLE FAVOLE DELL’UNIONE EUROPEA, ANCHE L’ISLANDA DICE NO

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È ufficiale, anche l’Islanda con un referendum ad hoc ha detto no all’ingresso nell’Unione #. Con i versi del poeta: “Nunc est bibendum, hoc erat in votis”. Oltre il 50% dei votanti in Islanda ha espresso un parere negativo circa la possibilità di entrare a far parte di quel costrutto tecnocratico, depressivo e repressivo pomposamente e proditoriamente appellato Unione Europea. Nome che promette il contrario di ciò che realizza, se si considera che l’Unione Europea ha reso i popoli e le nazioni europee più divisi e più conflittuali che mai. Nel nome della competitività e di quel mors tua, vita mea che può legittimamente intendersi come il teorema fondativo del #neoliberismo.

Come ho ripetuto ad nauseam infinite volte, l’Unione Europea non è altro che la riorganizzazione verticistica del sistema capitalistico dopo la data epocale del 1989. Una rivoluzione passiva, direbbe Antonio #Gramsci, con la quale i gruppi dirigenti hanno rinsaldato il nesso di forza a nocumento dei popoli, dei lavoratori e dei ceti medi. Quasi sempre si evoca a sproposito l’idea di Europa per giustificare l’Unione Europea, che di quell’idea non è se non il più clamoroso pervertimento.

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