ON. CABRAS ATTACCA LAMORGESE ALLA CAMERA ▷ “SCUSE OLTRAGGIOSE NEI CONFRONTI DEL PARLAMENTO!”

#Cabras alla Camera interviene parlando delle iniziative volte a dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del #discioltopartitofascista.

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"Una volta tramontato il regime #fascista per effetto della guerra e degli sconvolgimenti enormi che comportò, erano inevitabili le scorie di problemi irrisolti che si trascinavano anche nel nuovo regime democratico creato nella temperie di quegli anni. Si pone un problema di continuità e discontinuità: i padri costituenti come lo hanno risolto? Con l’articolo XII delle Disposizioni transitorie e finali della Costituzione, che vieta la ricostituzione sotto qualsiasi forma del Partito nazionale fascista.

Attenzione a questi due corni del dilemma: sotto qualsiasi forma significa attenzione agli elementi cangianti che possono mascherare un ritorno, ma c’è anche un riferimento storico ben preciso e ancorato. È il Partito nazionale fascista, cioè un’entità che fu profondamente sconfitta, distrutta, annichilita, sterminata, in certi casi, perché le guerre hanno questa caratteristica; ciò nonostante, c’era una prudenza dei padri costituenti che vedevano una vicinanza storica e immediata per evitare che ci fosse una qualsiasi continuità con quella epoca. Un elemento di prudenza che si accompagnava, però, ad altri atti, in quanto Togliatti, Ministro della Giustizia, stabilisce una un’amnistia generale, che consente, ad esempio, a molti funzionari dello Stato precedente – ma lo Stato ha una sua continuità – di continuare a fare i magistrati, i funzionari pubblici, i direttori di giornali, anche nell’Italia democratica. Quindi, molti fascisti diventarono antifascisti, nel fuoco della guerra diventarono persino partigiani e un giorno diventarono anche Presidenti della Repubblica. Fascisti meno militanti si trovavano nelle istituzioni, cambiavano casacca, trovavano un modus vivendi diverso con le istituzioni.

Poi, c’è un altro genere di #fascismo italiano, che è quello alla base dell’esperienza di Forza Nuova, cioè fascisti reclutati dai servizi occidentali in funzione anticomunista. C’è sempre stato questo doppio fondo dello Stato, che alimentava gli opposti estremismi, che aveva bisogno di masse di manovra, che organizzava sottotraccia delle organizzazioni fasciste che inquinavano profondamente le manifestazioni, il dibattito politico, che si rendevano complici di atti di terrorismo e avevano anche una qualche protezione legale (venivano inquadrate nelle armate di Gladio, se vogliamo ricordare pienamente la storia). In questa storia c’è anche questo pezzo marginale, terminale di Forza Nuova, che nessuno sottovaluta. L’assalto alla CGIL, anche per la sua portata simbolica rispetto ad una camera del lavoro, per tutto quello che evocava era qualcosa che doveva suscitare una reazione molto forte da parte di tutti quanti, di tutti noi: un orrore, uno scandalo, per un oltraggio.

Tuttavia, allo stesso tempo, è riconoscibile anche qui quella filigrana che continua nello Stato italiano, di sottili complicità, di pezzi di apparati, per cui la giustificazione data dalla Ministra #Lamorgese del poliziotto che dava una controllatina da meccanico al moto ondulatorio di quel mezzo è una scusa visibile ed è davvero oltraggiosa nei confronti del Parlamento. Su questo si è montata anche una campagna antifascista: viva l’antifascismo, noi siamo antifascisti; non siamo “antifa”, cioè non siamo la caricatura dell’antifascismo. Però, c’è stata una campagna un po’ turbo, un po’ esagerata nelle sue funzioni, perché si individuava un pericolo che è stato gonfiato ad arte anche in vista delle scadenze elettorali, sottovalutando, invece, l’elemento di inquinamento profondo che c’è stato di quella manifestazione, con un evento che non doveva accadere e che invece è accaduto, con il Ministro dell’Interno che lo ha sostanzialmente coperto con una patina che, però, si gratta facilmente se guardiamo le immagini che tutti hanno potuto vedere (non attraverso le televisioni, perché abbiamo anche un problema di informazione).

Nell’ambito della democrazia bisogna trovare quelle vie inclusive che sono state trovate per primi dai padri costituenti, che hanno fatto un lavoro intelligente su questo, che ci rimane come un’eredità preziosa. Quindi, la nostra mozione vuole fare quello che si fa dopo il regime change, cioè verità e riconciliazione. Raccontiamo una verità su #ForzaNuova e diciamo delle cose che nelle altre mozioni non abbiamo visto e poniamo, quindi, un problema molto serio anche di ordine pubblico su Forza Nuova; allo stesso tempo, affidiamo in modo ragionevole agli strumenti dati dalla legge tutte le decisioni che si possono prendere nei confronti di un’organizzazione violenta. È inutile evocare un antifascismo a volte di facciata quando, invece, abbondano atti autoritari che non si presentano come riconoscibili o immediatamente riconoscibili".