ORA SI PASSA ALLE MINACCE A MELONI SULL’AGENDA DRAGHI ▷ “AVVERTIMENTI PRE-ELEZIONI IN STILE MAFIOSO”

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#Elezioni alle porte, siamo costantemente inondati di notizie – tizio ha detto questo, caio pensa quest’altro – tanto che la confusione è all’ordine del giorno. Ciò trova riscontro nei sondaggi che presentano un’alta percentuale di indecisi che non sanno cosa votare.
La mediazione delle fonti informative, in un paese democratico sempre insidiato dalla disinformazione, è importantissima. Passa per le parole, per le virgole, per i punti e – se non soppesati – anche per i titoli. Come quelli che sicuramente la redazione di #Repubblica avrà verificato dai diretti interessati, che passano all’attacco di Giorgia #Meloni, favorita per la vittoria finale, con uno stile quantomeno discutibile.

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Come l’ultimo ‘avvertimento’ delle banche d’affari: "Se Meloni abbandona l’agenda Draghi saranno guai". Con tanto di retrogusto di ‘un’offerta che non si può rifiutare’. E ancora, "collabori o reagiremo", si legge sempre sull’edizione online di Repubblica. Chi parla sarebbero le cancellerie europee, che – come riporta il quotidiano – avvertiranno pure #Tajani perché #FDI non metta in campo le tanto temute ricette sovraniste. Avvertimenti, minacce, reazioni che non si ha alcun remore a pubblicare come fosse la cosa più normale di questo mondo, così come le retate del mondo VIP, che pure fa il pieno di #follower avallando timori meloniani di ritorno del fascismo (e simili), dimenticando però che i follower non sono schede elettorali.

Queste testate "fanno delle cose che farebbero saltare dalla sedia qualsiasi ordine dei giornalisti, qualsiasi autority, qualsiasi persona normale. Ma prima di parlare delle nostre di violenze – di quelle che compiono su di noi – parliamo di quelle che subisce il popolo, di cui non si accorge nemmeno. Noi queste violenze le andiamo a leggere proprio sui giornali del grande #mainstream. Quelli che non dicono bufale, quelli che ‘l’informazione siamo noi’. Che non ricevono nessuna procedura di fact checking". Tutto un circolo, quindi, che favorisce i grandi giornali, le grandi fonti di informazione mainstream, ma che invece penalizza le fonti d’informazione indipendente.