Pompei, nei cunicoli dei tombaroli: «Una rete tutta da esplorare»

Il direttore del Parco Archeologico Robert Zuchtriegel illustra le scoperte di Civita Giuliana. Il procuratore Fragliasso: «Ci sono molti scavi abusivi, passeremo al setaccio le campagne»

Un castello di tubi innocenti puntella le pareti. Attraverso la scaletta a pioli, il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Robert Zuchtriegel raggiunge il locale da pochi giorni ripulito, 7 metri sotto il livello del suolo. Quindi si piega sulle ginocchia e indica la bocca del cunicolo alta meno di 70 centimetri: «Ci sono incroci, biforcazioni, a volte chiusi con sacchi o piccoli muri. C’è una rete sotterranea qui, ancora non del tutto esplorata». Oltre il buio impenetrabile del passaggio obbligato ecco «la stanza degli schiavi», come è stata ribattezzata l’ultima straordinaria scoperta: tre brandine, due più grandi una più piccola, dove forse riposava una famiglia di schiavi, e tutti intorno utensili e contenitori di ceramica.

Il miracolo di Pompei è il tempo che si è fermato alla terribile notte tra il 24 e il 25 ottobre dell’anno 79 dopo Cristo. La cinerite vomitata dal Vesuvio ha ricoperto ogni cosa, cristallizzando il tempo sotto una campana di materiale vulcanico. Quanto c’era di organico si è dissolto nella polvere, ma sono rimasti i vuoti da riempire con colate di gesso che adesso restituiscono intatti i dettagli più minuscoli, la tessitura delle stoffe, le corde intrecciate attorno agli strumenti di legno. Siamo a Civita Giuliana, una strada stretta di campagna che serpeggia alle spalle degli scavi affollati di turisti stranieri anche in pieno autunno. In una baracca poggiata a una sghemba palazzina su due piani, nel bel mezzo di un frutteto, nell’estate del 2012 i carabinieri del Tpc hanno trovato il primo buco scavato nella terra. Sono scesi giù e hanno dato scoperto un mondo sotterraneo. Era l’imboccatura di un dedalo di tunnel, scavati in modo rudimentale e senza alcuna cautela. Le stanze di un’antica villa rurale erano state brutalmente saccheggiate; gli affreschi, staccati dalle pareti in modo grossolano, verranno poi recuperati anni dopo. È cominciata così l’indagine penale che ha poi contribuito ad aprire un nuovo fronte di ricerca. I due tombaroli, Giuseppe e Raffaele Izzo, padre e figlio di 63 e 40 anni, sono stati condannati in primo grado. Nel 2017 sono invece cominciati i rilievi fatti col laser scanner che hanno svelato l’esistenza della rete di cunicoli, per una lunghezza superiore ai 70 metri. «La nostra è un’azione sinergica — spiega il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso — Stiamo ora portando avanti un’attività di monitoraggio capillare di tutti gli scavi abusivi nella zona di Pompei». Gli investigatori hanno già più di un indizio, e sospettano che altri «contadini» abbiano realizzato nei propri terreni dei piccoli parchi archeologici. «Il fenomeno è piuttosto… ( Corriere Tv ). Guarda il video su Corriere: https://video.corriere.it/cronaca/pompei-cunicoli-tombaroli-una-rete-tutta-esplorare/13907a02-538a-11ec-a17e-c9746939b6a5