Il penitenziario era diventato un centro di smistamento droga
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Detenuti in permesso premio o in semilibertà, minacciati e picchiati, costretti a portare la droga al loro rientro in cella dai boss che comandavano nelle sezioni. Droga che varcava i cancelli dell’istituto penitenziario della Dogaia in vari modi: con i droni e una lenza lunga venti metri per arrivare fino alle finestre delle celle, o dentro pericolosi ovuli ingeriti, visibili quindi solo attraverso esami radiografici.
Sarebbero stati utilizzati anche detenuti che erano autorizzati a svolgere attività di giardinaggio e per questo potevano recuperare la droga lanciata dall’esterno. È il quadro che emerge dall’inchiesta bis della Procura di Prato sul carcere che nella notte ha portato 800 uomini in azione tra polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia penitenziaria dentro le celle a perquisire i 564 detenuti.


