Prato, Monni: “In carcere operatori sanitari non operano in piena sicurezza”

Prato, Monni: “In carcere operatori sanitari non operano in piena sicurezza”

L’assessore regionale alle Politiche sociali: “Situazione complessa da monitorare”

Cronaca (Prato). Nel carcere di Prato “ho trovato una situazione complessa. La popolazione carceraria è molto numerosa, ci sono 630 detenuti”, e ci sono oltre “200 persone del sistema sanitario che lavorano qui. C’è una dotazione importante anche di diagnostica ma ci sono spazi angusti che non garantiscono la piena sicurezza degli operatori. Questa è la mia prima preoccupazione”. Lo ha dichiarato l’assessora a sanità e politiche sociali della Regione Toscana Monia Monni che stamani ha svolto un sopralluogo nel carcere della Dogaia. “Credo che il sistema carcerario nella parte della sua organizzazione sanitaria sia un pezzo del sistema sanitario a tutti gli effetti e debba garantire lo stesso livello di cure che si garantisce sul resto del territorio – ha aggiunto -. Ma credo che tutto questo si debba necessariamente conciliare con la massima sicurezza degli operatori. Stamani abbiamo immaginato di fare percorsi di formazione sulle casistiche più frequenti di invio al pronto soccorso per consentire una migliore gestione interna. Possiamo lavorare ancora ma ci sono casi che non possono che essere inviati al pronto soccorso: la media è di un caso al giorno, distribuito in maniera diversa durante l’anno. Il mese di agosto è sempre quello più complesso”. Per l’assessora, “sulla sicurezza degli operatori ospedalieri il lavoro della Regione è un lavoro molto importante, abbiamo stanziato ulteriori risorse, stiamo lavorando sulla formazione”. In carcere, ha osservato ancora, “tossicodipendenze e fragilità mentali sono problemi che spesso si intrecciano, molti detenuti hanno la doppia diagnosi di dipendenze e di salute mentale. Stiamo sostenendo con forza la necessità di avere spazi adeguati. Gli operatori lavorano anche in condizioni di scarsa sicurezza pur di garantire l’assistenza ai detenuti e sicuramente questo è un tema che riguarda tutte le carceri”. “A volte il carcere non solo non ha un ruolo educativo ma ne ha uno profondamente diseducativo – ha concluso -. La palazzina del pronto soccorso sarà ultimata, rispetteremo l’ultimo cronoprogramma”. (Emanuele De Lucia/alanews)

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è una situazione complessa perché questo è un carcere estremamente complesso una popolazione carceraria molto numerosa 630 detenuti dopo la chiusura delle sezioni di ricciano ancora più affollata Perché molti detenuti anche molto complessi dal punto di vista sanitario sono stati trasferiti in questo carcere stamani per me è stata l’occasione per confrontarmi con la direttore del carcere arrivato da un anno e apprezziamo molto il lavoro che è impostato in questo anno ma soprattutto con le nostre operatrici Ei nostri operatori sanitari più di 200 persone che lavorano in questo carcere fra assistenti sociali medici e medici e infermieri infermieri OSS e quindi insomma un gruppo molto molto nutrito gli specialisti c’è una dotazione importante anche di diagnostica di primo livello Però ci sono spazi angusti stiamo lavorando per migliorarli e che non garantiscono la piena sicurezza degli operatori era ed è la mia prima preoccupazione che abbiamo discusso con la direzione del carcere e con le operatrici e operatori stessi Perché io credo molto nella sanità pubblica che deve curare tutti tutti Credo che il sistema carcerario nella parte della sua organizzazione sanitaria sia un pezzo del sistema sanitario a tutti gli effetti e deve garantire lo stesso livello di cure e che si smentisce sul territorio piuttosto che nello Spedale Però credo anche che tutto questo si debba necessariamente conciliare con la massima sicurezza delle operatrici e degli operatori e ad oggi purtroppo questo è in questo non c’è non è non è garantito quindi dobbiamo lavorare Dobbiamo lavorare molto con noi anche il direttore del pronto soccorso di Prato e la direzione dell’ASL perché vogliamo rafforzare la formazione degli operatori e l’integrazione tra questa struttura e le strutture Ospedaliere e del territorio stamani abbiamo per esempio immaginato di fare per corsi di formazione sulle casistiche più frequenti di invio al pronto soccorso per consentire una migliore gestione è interna e anche formazione per utilizzare in maniera ancora più ampia la macchinari per la Diagnostica di primo livello presenti in ospedale Quindi possiamo lavorare ancora però è chiaro che ci sono casi non si può impedire inviate al pronto soccorso la media di un caso al giorno distribuiti in maniera diversa durante l’anno il mese di agosto è sempre in mezzo più più complesso per una serie di fattori che li potete immaginare non sono al lavoro in corso e c’è la massima disponibilità del pronto soccorso di Prato a collabora

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