QUASI MORTO per la verità: Assange fa tremare il sistema

Julian Assange a Strasburgo: il primo discorso da uomo libero dopo 14 anni tra ambasciata, Belmarsh e patteggiamento.

Il 1 ottobre 2024 il fondatore di WikiLeaks ha parlato davanti alla Commissione affari giuridici dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Prima apparizione pubblica dopo il rilascio del 26 giugno 2024, ottenuto con un patteggiamento con il Dipartimento di Giustizia americano su un capo di imputazione dell’Espionage Act.

La frase che ha spaccato l’aula: non è libero perché il sistema ha funzionato, ma perché si è dichiarato colpevole di aver fatto giornalismo. Dietro quella dichiarazione ci sono sette anni nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, cinque nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, i war logs su Iraq e Afghanistan, Collateral Murder e Chelsea Manning.

Il giorno dopo l’Assemblea ha votato una risoluzione che riconosce Assange come prigioniero politico e invita gli Stati Uniti a indagare sui crimini di guerra rivelati da WikiLeaks.

La posta in gioco resta il precedente: la criminalizzazione della raccolta di notizie e il rischio per chiunque pubblichi verità scomode.

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