Regeni, procura di Roma: “Processo contro silenzio, menzogna e depistaggi”

Regeni, procura di Roma: “Processo contro silenzio, menzogna e depistaggi”

“Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi”

Cronaca (Roma). “Il processo che oggi giunge a conclusione non è stato, sin dal suo nascere, un processo come gli altri. Esso è stato un processo contro il silenzio, contro il silenzio di chi non voleva parlare. Di chi non voleva collaborare, di chi confidava che il tempo cancellasse le tracce. È stato un processo contro la menzogna. Contro le ricostruzioni artificiose, contro i depistaggi”. E’ quanto afferma nella requisitoria il procuratore aggiunto di Roma, Sergio Colaiocco nella requisitoria nel processo per la morte di Giulio Regeni, avvenuta al Cairo nel gennaio del 2016 La procura di Roma afferma, inoltre, che “secondo l’ordine naturale delle cose, questi fatti avrebbero dovuto essere accertati e giudicati nel luogo in cui furono commessi. Sarebbe stato compito dell’Egitto ricercare i responsabili, assicurare le prove, offrire alla vittima e alla comunità internazionale una risposta di giustizia”. Ma quel che “si è progressivamente rivelato è stato l’esatto contrario: un sistema di ostacoli, di opacità, di resistenze, di chiusure che ha reso via via evidente una conclusione tanto semplice quanto drammatica. Che questo processo, se non fosse stato celebrato in Italia, non sarebbe stato celebrato in nessun luogo. Questa verità, se non fosse stata ricercata dalla magistratura italiana, sarebbe rimasta sommersa – aggiunge Colaiocco -. Questa morte, se non fosse stata portata davanti a un giudice, sarebbe stata consegnata all’oblio. E allora la giurisdizione italiana si è assunta appieno le proprie responsabilità”. “La tortura e l’omicidio non possono trovare riparo dietro i confini. Ha affermato che neppure la ragion di Stato può diventare ragione di impunità. Lo ha fatto con gli strumenti della legge, lo ha fatto nel rispetto delle garanzie, lo ha fatto entro il perimetro rigoroso del processo penale – aggiunge -. Ma lo ha fatto con una determinazione che costituisce essa stessa una risposta istituzionale al tentativo di sottrarre questi fatti alla giustizia. Ed a proposito “di istituzioni, appare doveroso in apertura di questa requisitoria ricordare come la più alta delle istituzioni, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha più volte in questi dieci anni ribadito: che verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale. Nonché l’impegno del nostro ordinamento affinché sia fatta piena luce sulle circostanze e le responsabilità che segnarono il tragico destino di Regeni”. (Marco Vesperini/alanews)

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che oggi giunge a conclusione non è stato fin dal suo nascere un processo come gli altri è stato un processo contro il silenzio contro il silenzio di chi non voleva parlare di chi non voleva collaborare di chi confidava che il tempo avrebbe cancellato le tracce è stato un processo contro la menzogna contro le ricostruzioni artificiose contro perché secondo l’ordine naturale delle cose questi fatti avrebbero dovuto essere accertati giudicati nel luogo in cui furono commesse sarebbe stato compito primario dell’Egitto per ricercare i responsabili assicurare le prove offrire alla vittima e alla comunità internazionale una risposta di giustizia ma poi che ci progressivamente rivelato è stato l’esatto contrario un sistema di ostacoli di opacità di resistenze di chiusura che ha reso evidente una con tanto semplice quanto drammatica che questo processo Se non fosse stato celebrato in Italia non sarebbe stato celebrato in nessun luogo che questa la verità se non fosse stata ricercata dalla magistratura italiana sarebbe rimasta sommersa che questa morte se non fosse stata portata davanti a un giudice sarebbe stata consegnata E allora La giurisdizione italiana si Assunta appieno le proprie responsabilità ha fermato che la tortura e omicidio non possono trovare riparo dietro il consiglio ha firmato che neppure la ragion di Stato può diventare ragione di unità lo ha fatto con gli strumenti della legge lo ha fatto nel rispetto delle Grazie va fatto entro il perimetro rigoroso nel codice di procedura penale ma l’ho fatto con determinazione e con una determinazione che costituisce il stessa una risposta istituzionale al tentativo di sottrarre questi fatti alla giusto Ed A proposito di istituzioni affari doveroso in apertura di questa requisitoria ricordare le parole della più alta delle istituzioni il Presidente della Repubblica Mattarella che in questi 10 anni ha più volte ribadito che verità e Giustizia non devono prestarsi a compromessi A tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari ma a Presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzi

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