Sanità, Rezza: “Infezioni ospedaliere, serve una sorveglianza più efficace”
L’ex direttore della Prevenzione del Ministero: “Colpiscono fino all’8% dei pazienti. Fondamentali valutazioni indipendenti e sistemi di controllo in tempo reale”
Politica (Roma). Le infezioni correlate all’assistenza rappresentano una delle principali emergenze della sanità pubblica italiana e richiedono sistemi di monitoraggio più efficaci e certificazioni indipendenti delle strutture sanitarie. È quanto ha affermato Giovanni Rezza, professore straordinario di Igiene e Sanità Pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e membro del Comitato Scientifico di Nomos, intervistato dall’amministratore delegato di Nomos, Giampiero Delli Rocili, a margine del convegno “Colpa grave e rivalsa nella responsabilità sanitaria”, promosso da ARIS all’Auditorium Aurelia di Roma.
“Le infezioni correlate all’assistenza, un tempo definite semplicemente infezioni ospedaliere, rappresentano un problema fondamentale di sanità pubblica. In Italia la prevalenza raggiunge anche l’8%, significa che quasi una persona su dieci ricoverata o assistita va incontro a un’infezione”, ha spiegato Rezza.
L’esperto ha evidenziato il legame tra infezioni nosocomiali e antibiotico-resistenza, sottolineando come “quasi tutta l’antibiotico-resistenza umana sia dovuta proprio alle infezioni ospedaliere”. In particolare, ha ricordato che batteri come Klebsiella, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter baumannii presentano in alcuni contesti, come le terapie intensive, livelli di resistenza agli antibiotici estremamente elevati, con punte che arrivano all’80-90%.
Secondo Rezza, per contrastare il fenomeno è necessario superare gli attuali sistemi di monitoraggio, giudicati insufficienti. “Fino ad oggi ci siamo limitati soprattutto a indagini periodiche di prevalenza, ma questo non basta. Occorrono sistemi di sorveglianza più avanzati che consentano di conoscere in tempo reale l’andamento delle infezioni all’interno delle strutture sanitarie”, ha affermato.
Tra gli strumenti indicati dal professore figurano l’applicazione dei criteri definiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ambito dell’Infection Prevention and Control Framework Assessment e il ricorso a certificazioni rilasciate da enti terzi indipendenti.
“È necessario fare un gap assessment, cioè individuare le debolezze del sistema e intervenire proprio nei punti di maggiore fragilità per migliorare le azioni di prevenzione e controllo delle infezioni ospedaliere”, ha aggiunto. “Non è tanto una questione di bollino o di marchio, quanto di avere un ente terzo che effettui una valutazione indipendente e garantisca che ciò che avviene all’interno della struttura sia fatto correttamente, attribuendo così una certificazione che identifichi la struttura come sicura dal punto di vista della prevenzione e del controllo delle infezioni correlate all’assistenza”. (Redazione alanews)
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