Sealand, la micronazione che resiste agli inglesi e al Covid

Milano, 6 dic. (askanews) – Sealand ha una bandiera, una costituzione, una famiglia reale, da quasi 60 anni si è autoproclamata nazione indipendente, sfidando gli inglesi e ora il Covid. Ed è solo una piattaforma di qualche centinaio di metri in mezzo al mare.

Questa struttura di cemento e acciaio a poche miglia dalla costa inglese, usata come difesa anti aerea durante la seconda guerra mondiale e poi abbandonata, è stata occupata da Paddy Roy Bates, pescatore e fondatore di radio pirata, nel 1967 e proclamata una micronazione indipendente. Una storia come quella dell’Isola delle rose in Italia raccontata dall’omonimo film con Elio Germano.

Nessuno l’ha mai riconosciuta, ma la famiglia Bates ha continuato a dichiararla libera, autonominandosi famiglia. Come il "principe" Liam Bates, nipote del fondatore: "L’idea di Sealand è mostrare che c’è un modo diverso di vivere, che puoi uscire e creare la tua scelta e il tuo percorso nella vita. Non devi andare a trovare un lavoro dalle nove alle cinque e cadere in quella routine che fa il 99,9 percento delle persone", dice.

Sull’isola i Bates vengono solo in visita; ad occuparsene sono altre due persone, una delle quali è dovuta rimanere qui in isolamento da solo per 11 lunghi mesi a causa della pandemia.

Negli anni è successo di tutto: un incendio, un tentato colpo di Stato da parte di un gruppo di belgi con intervento di un diplomatico tedesco per liberare un prigioniero tenuto in carcere.

Oltre alla prigione nelle torri dell’isola ci sono una palestra, una cappella multi credo, una sala ricreazione con tavolo da biliardo e una sala riunione. Ma perché la Gran Bretagna non interviene?

"Io penso che fingano che non esistiamo e sperano che un giorno facciamo i bagagli e ce ne andiamo. Cosa che ovviamente non accadrà mai".