Strage di via Palestro, la memoria torna alle 23.14: “La verità storica deve emergere”

Strage di via Palestro, la memoria torna alle 23.14: “La verità storica deve emergere”

Alla commemorazione davanti al PAC, il racconto del cronista Gabriele Moroni e l’abbraccio dopo 33 anni con Agnese, moglie di una delle vittime dell’attentato

Cronaca (Milano). Come avviene dal 1994, le celebrazioni per ricordare le vittime della Strage di via Palestro si sono concluse nella serata del 27 luglio con una messa in suffragio e un momento di raccoglimento organizzato dai Vigili del Fuoco davanti al Padiglione di Arte Contemporanea (PAC), luogo dell’attentato in cui persero la vita i Vigili del Fuoco Carlo La Catena, Stefano Picerno e Sergio Pasotto, il Vigile Urbano Alessandro Ferrari e il cittadino marocchino Driss Moussafir.
A partire dalle 22.15 colleghi, familiari delle vittime, rappresentanti delle istituzioni, associazioni e cittadini hanno condiviso ricordi e testimonianze in attesa delle 23.14, l’ora esatta in cui il 27 luglio 1993 esplose l’autobomba piazzata da Cosa Nostra in via Palestro. Allo scoccare di quell’ora, le sirene dei mezzi del Vigli del Fuoco e delle ambulanze schierati davanti al PAC hanno riecheggiato nel quartiere di Porta Venezia, ricordando il momento in cui Milano fu colpita da uno degli episodi più drammatici della stagione stragista mafiosa.
“Nonostante siano trascorsi trentatré anni, è necessario un impegno comune tra istituzioni e società civile per continuare a chiedere verità. Non bastano le sentenze, c’è bisogno di una verità storica su quella pagina buia della nostra Repubblica”, ha dichiarato Francesca Rispoli, presidente dell’associazione Libera.
Davide Gentili, membro della Commissione antimafia di Milano, ha aggiunto: “Temo che non arriveremo mai a una verità giudiziaria della strage di via Palestro. Bologna ha avuto un percorso molto più faticoso ma dopo 45 anni la verità giudiziaria è emersa. Nel caso di Palestro ha paura che non ce la faccia. Allora noi, presenti qua oggi, dobbiamo prenderci l’impegno di fare emergere una verità storica che non fu solo mafia, ma pezzi deviati dei servizi segreti e probabilmente altri personaggi sono stati i protagonisti di quella stagione stragista. Il terrorismo è un rischio quotidiano soprattutto quando viene utilizzato da persone che dovrebbero rappresentare lo Stato per sovvertire la democrazia o per governarla dall’esterno. Sappiamo che Paolo Bellini, ormai condannato definitivamente per la strage di Bologna, suggerì a Nino Gioè di colpire beni storici, architettonici e culturali dell’Italia. Delle Chiaie fu visto scendere dal treno il 26 maggio a Firenze, il giorno prima della strage di Via dei Georgofili. Sono tutti indizi, anzi prove, che devono avere poi valore in un’aula giudiziaria. Io ho la sensazione che anche Spatuzza non ci abbia raccontato tutta la verità. Su via Palestro non ci dice di questa donna bionda che invece è presente quel 27 luglio, lascia la Fiat Uno, addirittura va incontro agli agenti di Polizia Locale Catia Cucchia e Alessandro Ferrari per dire che c’è un’auto che brucia e poi scompare. Quella donna bionda è la firma della Falange Armata, l’organizzazione terroristica che rivendicò tutte le stragi del ’92, ’93 e ’94”.
Nel corso della commemorazione è intervenuto anche il giornalista Gabriele Moroni, cronista de ‘Il Giorno’, che la notte del 27 luglio 1993, dopo aver sentito il boato, raggiunse via Palestro dalla redazione del quotidiano, allora situata al terzo piano del Palazzo dell’Informazione. “Di quella nottata credo di ricordare realmente tutto perché le emozioni violente ti rimangono impresse e restano anche a distanza di tanti anni. La scena di quel massacro, il viso del fuoco che stringe a sé l’amico, il compagno del lavoro, lo chiama ‘Paso, Paso’, ma Sergio Pasotto non può rispondere perché ha terminato il suo viaggio della vita proprio il giorno del suo compleanno”. Nel suo intervento, il giornalista ha ricordato in particolare Agnese, sposata da appena venti giorni con il Vigile del Fuoco Stefano Picerno: “Il momento più difficile e più doloroso per noi cronisti è stato rintracciare le famiglie dei caduti. Se Agnese è qui dopo tanti anni mi piacerebbe scambiare una stretta di mano con lei e poterla abbracciare”. Al termine della cerimonia, l’incontro tra i due è avvenuto. Trentatré anni dopo, Gabriele Moroni e Agnese si sono stretti in un abbraccio: “Ho ritrovato qui Agnese. Ricordo la telefonata, lei non sapeva ancora niente. Pensò che il marito fosse rimasto coinvolto in un incidente e mi disse, ‘speriamo che non sia niente di grave, niente di serio’. E poi l’ultima immagine di questa donna bruna, minuta, che entra in affanno in pronto soccorso”. (Nicoletta Totaro/alanews)

Trascrizione generata automaticamente

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