Ancora una volta arriva un “virus pericolosissimo”: caro Mattarella, attenzione a non confondere

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Nei giorni scorsi è intervenuto il Presidente della Repubblica, Sergio #Mattarella, per metterci in guardia rispetto ai rischi sempre in agguato del nazionalismo. "Il #nazionalismo", così ha asserito il presidente della Repubblica, "è un #virus pericolosissimo".
E’ dunque questo il fabula docet. Dobbiamo essere sempre pronti e vigili per evitare che il nazionalismo torni a impadronirsi delle nostre coscienze e a produrre tragedie già note, come quelle che ha generato a propria immagine e somiglianza nel Novecento.
"The short century", come lo chiamava Hobsbawm: il secolo breve. Ma poi anche il secolo degli errori e degli orrori genocidi vari che nel nome del nazionalismo hanno insanguinato il mondo. Tutto vero e sottoscrivibile, naturalmente.
L’unico dettaglio che forse andrebbe messo in luce è che oggi, nel tempo post 1989, nell’evo del neoliberismo cosmopolita e della violenza invisibile dei mercati planetari, i mali dell’umanità forse non derivano precipuamente dal nazionalismo che, ripeto, ha cagionato una lunga serie di mali nel Novecento, ma che oggi sembra essere sicuramente non la fonte principale dei mali che ci tormentano.

A voler essere rigorosi, il male principale da cui tutti gli altri derivano nel nostro tempo, almeno nell’#Occidente europeo, sembra essere il cosmopolitismo neoliberale, o più precisamente quella tendenza in actu alla sovra nazionalizzazione, e quindi allo svuotamento degli spazi sovrani nazionali a beneficio del mercato globale e della sua mano invisibile, che tuttavia produce visibilissimi effetti come l’abbattimento dei diritti sociali, la distruzione della classe lavoratrice, la riduzione crescente della dignità del lavoro.
Peraltro, bisognerebbe notare, e purtroppo nel discorso dello stimato Presidente Mattarella non vi era questo passaggio, che il nazionalismo non coincide con la #nazione. E che se è giusto e sacrosanto, come ha ricordato Mattarella, opporsi al nazionalismo, non bisogna condurre tale lotta giusta contro l’idea di nazione in sé e per sé. Perché il nazionalismo è una patologia sciagurata della nazione, proprio come la polmonite è una patologia sciagurata del polmone.

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Ma guai a combattere il polmone se si vuol combattere la polmonite.
Proprio come del tutto assurdo sarebbe combattere l’idea di nazione, se si volesse, come è giusto, combattere il nazionalismo.
Perché il polmone, la nazione, sono corpi sani che certo possono produrre la patologia di cui dicevamo e che deve essere combattuta.
Ma il pensiero unico dominante, cosmopolita e turbo capitalistico ci induce in maniera nient’affatto neutra, a pensare che la nazione in quanto tale coincide con il nazionalismo, che sarebbe un po’ come dire che il polmone in quanto tale coincide con la polmonite.
E dunque il pensiero unico politicamente corretto procede in questa direzione: bisogna superare la nazione dacché essa coincide con il nazionalismo e dunque questo risultato bisogna celebrare e praticare il cosmopolitismo neoliberale, vale a dire l’abbattimento di tutte le nazioni e di tutte le sovranità nazionali a beneficio esclusivo di quel mercato planetario che dovrebbe produrre, ci dicono, fratellanza, pace e rapporti sereni.

Cosa che è ben lungi dall’accadere se consideriamo che il mercato globale, lungi dal produrre "il dolce commercio", come lo chiamavano gli illuministi, sta producendo guerre fratricide, miseria crescente e emorragia di diritti.
Insomma, forse bisognerebbe ripartire dall’idea di nazione contro il cosmopolitismo neoliberale e contro il nazionalismo, dacché l’idea di nazione non ha prodotto solo i nazionalismi regressivi che bene dice Mattarella, vanno combattuti.
Ha prodotto anche il welfare state, i diritti, le democrazie parlamentari, insomma la nazione, una vox media che può certo produrre l’orrore del nazionalismo autoritario regressivo, ma che ha anche prodotto e può tornare a produrre democrazia e diritti del lavoro.
Mentre l’economia globale cosmopolita e senza frontiere sottratta alla politica non può strutturalmente produrre che la vittoria di classe dei gruppi dominanti e quindi l’abbattimento delle democrazie dei diritti fondamentali.

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