L’Italia dà il via libera alla farina di grillo: un altro passo verso il decadimento della civiltà

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L’anno da poco principiato si apre anche con il via libera da parte dell’Italia alla polvere di #grillo o farina di grillo, che dir si voglia, come nuovo alimento per le tavole degli italiani. La si troverà, ad esempio, negli snack. In tal guisa, il bel paese si è adeguato alle normative #europee, che peraltro già da tempo si muovono in questa direzione, peraltro celebrando il mangiare insetti e larve come l’ottava maraviglia del mondo.

Chissà poi se coloro i quali predicano il mangiare larve come magnifica novità della #globalizzazione mangeranno mai si fatti alimenti. Non ce li vediamo proprio mentre mangiano questi alimenti nei loro succulenti banchetti privati raggiunti con jet essi stessi privati. Preferiamo immaginare questi banchetti, come sempre, agghindati con aragoste, tartufi e altre delizie proibite ai più.

In ogni caso, non deve sfuggire come da sempre nell’#Europa il mangiare #insetti sia considerato non solo anomalo ed eteroclito, ma anzi disgustoso. E ciò in ragione del fatto che gli insetti vengono immediatamente abbinati a qualcosa di disgustoso e di fastidioso. Se, come notava l’antropologo Levi-Strauss, ciò che è buono da mangiare deve essere anzitutto buono da pensare, cioè buono per il pensiero, buono per essere immaginato e codificato simbolicamente, ebbene non v’è dubbio, nulla è meno buono da mangiare rispetto agli insetti.

Per capire perché l’ordine della globalizzazione neoliberale spinga con tanta insistenza in questa direzione, credo si debbano mobilitare due argomenti reciprocamente innervati. In primo luogo, l’argomento identitario. L’imposizione degli insetti e delle larve a tavola mi pare sia funzionale alla decostruzione delle identità alimentari, uno cioè dei capisaldi del nichilismo globalista.

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