Maxischermi ai funerali di Giulia Cecchettin: quando tutto diventa spettacolo, perfino i morti

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Ai funerali di Giulia Cecchettin erano presenti i maxischermi. Proprio così, maxischermi per diffondere alla folla numerosissima le scene di un gesto delicato e avvolto dal mistero come il funerale, l’ultimo saluto che si dà a una persona cara. Manco si fosse trattato della finalissima di Coppa. La società alienata dello spettacolo seguita senza posa a fare macabra mostra di sé nelle sue prestazioni quotidiane, compresi i funerali. Aveva ragione indubbiamente Walter Benjamin quando diceva che nemmeno i morti erano al sicuro nella società alienata del capitale. Ed è proprio così, infatti.
Per il capitale tutto e tutti diventano merce e spettacolo, perfino i morti.

Lo spettacolo è l’alienazione portata al suo vertice, è l’essenza stessa di una società in cui l’apparire sostituisce l’essere, in cui il far sapere prevale sul saper fare. Non si trascuri nemmeno il fatto che per il funerale di Giulia Cecchettin sono accorse da ogni dove migliaia di persone. Il fatto stesso che il religioso silenzio, indice di rispetto e di mistero, sia stato già da tempo sostituito dall’applauso televisivo nei funerali, completa perfettamente il desolante e triste quadro che stiamo provando a tratteggiare.
Come sappiamo, la triste vicenda di Giulia è stata immediatamente incorporata in una precisa ideologia, quella della lotta contro l’ormai, per fortuna, inesistente patriarcato. Lotta che, di fatto, ormai coincide con la lotta contro la famiglia in quanto tale. da che la famiglia rappresenta oggi l’ultimo fortilizio di socialità e di relazione comunitaria non mercificata.

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