Proteste dei trattori: la notte degli agricoltori in tenda

Alessandro Zucca ha 27 anni, fa l’agricoltore per tradizione familiare e per scelta convinta, ieri, si è messo alla guida del suo trattore per raggiungere Roma. Un suo collega ci avverte, bonario: "Non scrivere che è la nostra marcia su Roma, questa, che poi qualcuno pensa male, eh? Non ci fare scherzi, giornalista", mentre con una mano controlla le ruote del trattore fangoso e con l’altra azzanna una coscia di pollo arrosto.

Alessandro, invece, è partito alle 7.30 da Bettolle, provincia di Siena, ed è l’avanguardia tricolore della ’protesta dei trattori’. La manifestazione in grande stile è annunciata per domani. Ma è un tamtam, nulla di ufficiale. Del resto la protesta è spontanea, un po’ disorganizzata, ma non per questo meno sentita. Anzi. Non ci sono sindacati, né associazioni di categoria, verso le quali non ci sono parole buone, tutt’altro. Sui trattori in marcia sventolano solo diverse bandiere tricolori.
Talloniamo Alessandro lungo la Cassia e gli diamo appuntamento nella Capitale in nottata. "Ma io devo rientrare in azienda a mungere le mucche – racconta ancor prima di aver toccato la Città Eterna –, a Roma tornerò mercoledì (domani per chi legge, ndr ) quando, si dice, ci sarà la protesta. Perché? Non ne possiamo veramente piu".

Cominciamo a chiedere: quanto guadagna un piccolo agricoltore a fine mese? "Se gli va bene sopravvive, ma sinceramente non ne vale la pena. I costi di produzione sono sempre piu alti, penso all’aumento del gasolio, poi la tassa sui terreni, prima tolta e ora riapplicata, quindi il paradosso dei divieti, tipo quello del glifosato per il grano. Noi non possiamo utilizzarlo, se non in minima parte, ma in Canada e negli Usa sì: Paesi che poi esportano da noi. Che senso ha tutto questo?". E la crisi climatica? "Certamente sì, ed è un problema in più, ma chi dice che è colpa nostra è un ignorante, oppure è in malafede. Delle fabbriche che lavorano a ciclo continuo però non parla nessuno".

Un centinaio di chilometri più a sud, nel mezzo della rotonda del casello autostradale di Orte, tra Lazio e Umbria, c’è il presidio degli agricoltori, molti del Viterbese. Fuoco acceso, vento che rinforza, legna, acqua e vino rosso, pane e salsicce a sfrigolare su un’improvvisata quanto efficace griglia. Da qui, oggi, non si parte. Ma qualcuno, da altre zone, è già in marcia, pardon, in viaggio per Roma. "Sì, ma sono ‘cani sciolti’, là la protesta ci sarà tra qualche giorno".
Manifestanti e poliziotti solidarizzano a vicenda, nessuna tensione. L’argomento del giorno è l’intervento di qualche delegato a Sanremo. "Siamo qui da gennaio – spiega Gianni Gradassa –, ora se ne sono accorti tutti. Vedi, i sindacati non ci sono, siamo solo noi. Tanto ci siamo abituati". I trattori accendono i fari, Roma s’intravede.

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