Sit-in di protesta dei giornalisti davanti alla Rai, ma l’organizzatore vi lascerà a bocca aperta

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"Bisogna difendere la libertà di #stampa e il valore di un servizio pubblico che sia davvero libero e plurale e che non può essere al servizio del governo di turno e della sua propaganda. Faremo un sit-in davanti alla #RAI per difendere il pluralismo e la qualità dell’informazione che è un diritto inalienabile di ogni cittadino.

Dobbiamo iniziare una battaglia affinché la #TV pubblica sia svincolata dalla padronanza di governi e politica, perché la situazione è davvero preoccupante, anche per la libertà stessa dei giornalisti. E quindi fissato per domani, 7 febbraio alle ore 18, davanti alla sede Rai di Viale Mazzini, un sit-in di protesta per chiedere una corretta informazione".

Bene, io vi dico la verità.

Positivamente sorpreso da questo comunicato che leggevo, trafelato, sono corso a verificarne la fonte. Ero convinto che fosse di qualche organizzazione di giornalisti iscritti all’albo, dei professionisti e dei pubblicisti che operano per le testate online della libera informazione, ossia quelli che non hanno visibilità in tv, che vedono continuamente rimossi i propri canali social, quelli che vedono oscurati i propri articoli, i cui temi non hanno neanche un minimo di spazio nel palinsesto RAI perché si discostano da quello che è il pensiero unico dominante, che sono tra l’altro in balia di fact checker privati, che in pieno conflitto di interessi hanno il potere di decidere quale pagina social oscurare e quale no, quale post segnalare e quale no, quale articolo rimuovere e quale no. Bene, io pensavo che questa specifica categoria di giornalisti messi da anni sotto assedio si fosse finalmente organizzata per far sentire la propria voce fuori agli studi RAI.

Ma leggendo la fonte dell’articolo ho avuto una sorta di mancamento. Non credevo ai miei occhi. A rilasciare quella dichiarazione sul sit-in di domani era Elly #Schlein del #PartitoDemocratico.

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